Perché noi studenti copiamo?


Stavo riflettendo sull’episodio avvenuto qualche giorno fa, quello in cui una studentessa in DAD, è stata sollecitata dall’insegnate a coprirsi gli occhi durante l’interrogazione affinché non copiasse.

Non voglio dare ragione ad una o l’altra parte ma un giudizio lo possiamo senz’altro dare al fatto in sé: è certamente un brutto episodio.

Tutti gli insegnanti possono sbagliare e spesso sbagliano ma d’altra parte, ci sono sempre stati studenti che cercano in ogni modo di copiare e studenti che non hanno voglia di fare niente. La didattica a distanza gli ha solo facilitato il lavoro di quest’ultimi. È proprio sulla base di quest’ultima affermazione che mi è sorta questa domanda: perché noi studenti copiamo?

Il problema principale

Per come la vedo io, noi studenti tendiamo a trovare mille strategie per copiare, ovviamente chi più chi meno, perché abbiamo la costante preoccupazione che se non siamo preparati quella mattina lì all’interrogazione o alla verifica, ci troveremo un 4 o un 3 che sarà difficile da recuperare, quindi se sbagliamo è finita!

I voti sono rigidi come una gabbia.

I voti nel corso dell’anno scolastico di ogni materia sono pochi, troppi pochi. Ogni voto così assume un peso esagerato, schiacciante, ecco perché a mio parere gli insegnanti dovrebbero dare tanti voti.

Dare più voti. Su come ci esprimiamo, sui lavori di gruppo, sugli interventi e ancora sui compiti a casa. Poi mi piacerebbe se si facessero in classe molte più discussioni di ogni tipo ( fatemi sapere se volete un articolo su questo argomento) e poi anche su queste una valutazione. Poi a queste valutazioni affiancarci le verifiche scritte e le interrogazioni orali.

Fare tutto ciò affinché noi non ci sentiamo come in una gabbia dove i voti sono le sbarre, rigidi e fissi.

Il voto è un numero che marchia lo studente attribuendo un valore alla persona di fronte alla società. Questo non è né giusto né utile. Il giudizio non deve essere dato alla persona ma deve essere una valutazione tesa al miglioramento del risultato.

Il giudizio non deve essere basato sul numero delle risposte esatte o degli errori commessi. Il giudizio deve essere personalizzato perché ogni studente è diverso. Il mio 8 non sarà mai come quello di Paolo, di Marco o di Anna, perché siamo partiti da livelli differenti e arriveremo sicuramente a vari livelli. Ecco perché sarebbe più corretto dare altri tipi di valutazioni basate sugli aspetti che abbiamo citato, facendoci crescere. Dando molte valutazioni ci sono molte possibilità di miglioramento e di crescita.

Da questa gabbia fatta di angoscia e incubi dei voti noi ragazzi molto spesso troviamo una fuga nel copiare, magari perché pigri o svogliati, perché impauriti o per altri motivi. Ma questi motivi sono reali.

La paura più grande di noi studenti a scuola quando siamo a fare un’interrogazione o una verifica scritta è l’ insufficienza !

Quando bisogna dare le insufficienze?

Le insufficienze le vedo più come un mezzo per tagliarci le gambe demoralizzandoci, invece che i brutti voti bisognerebbe dire ad un ragazzo di riguardarsi un determinato argomento e dargli altre possibilità, interrogarlo nuovamente o in generale lavoraci tanto sopra.

Io vedo più istruttiva, a mio parere, una valutazione positiva piuttosto che una negativa perché ci fa crescere maggiormente. Ovvio che se l’insegnante si trova davanti ad un alunno che non studia, non ci prova, svogliato o che non rispetta le regole fregandosene, concordo che non merita una seconda possibilità.

Risoluzione

La chiave, dal mio punto di vista è cercare di far apprezzare di nuovo ai ragazzi lo studio e l’apprendimento facendogli capire che negli anni in cui sono a scuola hanno di fronte persone formate e preparate di cui possono usufruire gratuitamente e che invece quando usciranno per apprendere dovranno pagare fior di quattrini, e che non conta uscire dalla scuola con un voto marchiante ma che è importante uscire dalla scuola con delle nozioni. E ultimo dare meno peso o addirittura togliere come metodo di valutazione il voto, perché è rigido e non è utile a farci crescere, al suo posto delle valutazioni che non sono rigidi ma cangianti.

Per finire, noi copiamo per tantissime ragioni, ma quella che accomuna tutte queste spiegazioni è il voto.

Bias: la scorciatoia del pensiero


Decisioni rapide ed errori di valutazione. Facciamo attenzione ai pregiudizi della nostra mente quando siamo sotto pressione!
Vi è mai capitato di trovarvi a prendere una decisione con poco tempo a disposizione?

Cos’è l’euristica?

L’euristica consiste in un insieme di strategie che la nostra mente quasi automaticamente mette in atto, quando si trova a dover prendere una decisione velocemente e senza avere dati precisi. Per fare presto, il nostro cervello deve saltare alcuni fondamentali passaggi logici perché non ha la possibilità di fare dei ragionamenti deduttivi o induttivi. Questa scorciatoia però molto spesso porta a degli errori, perché fa affidamento su dei pregiudizi.

L’euristica della rappresentatività

Se vi si avvicinasse, per strada un uomo in giacca e cravatta e vi chiedesse cortesemente se può fare una chiamata urgente con il vostro telefono, glielo prestereste?

E se fosse stato un uomo con il barbone, malvestito? Gli avreste creduto ugualmente o avreste avuto qualche dubbio?

Senza pensare troppo quasi chiunque, se dovesse scegliere, darebbe aiuto al primo, forse per la cravatta e per l’aria autoritaria che emana. Probabilmente tutti noi abbiamo in testa la figura di un bravo uomo. Questo tipo di euristica si chiama di rappresentatività, la nostra mente si basa su un giudizio di similarità. Sarà la scelta giusta fidarsi? Non fermiamoci alle apparenze perché potrebbe essere un ladro e non un gentil uomo.

È in situazioni come queste che la nostra mente automaticamente mette in atto delle strategie, utilizzando un’operazione mentale per saltare importanti passaggi logici, per valutare e decidere nell’immediato. Tali strategie sono chiamate euristiche, che però come vedete ci possono portare a dare giudizi sulle persone o sugli eventi, che spesso ci fanno cadere in errore, questi errori della mente sono chiamati bias (pregiudizio o preconcetto).

Sono diversi i tipi di euristica: rappresentatività, come abbiamo visto; disponibilità e simulazione. Ognuna di queste ha delle caratteristiche e viene inconsciamente utilizzata in situazioni differenti. In un prossimo articolo approfondiremo con esempi le varie euristiche. Inoltre vedremo come nella vita scolastica vi siano tante situazioni fuorvianti.

La vostra opinione

Immagina il primo giorno di scuola, stai per entrare in classe, ora dovrai prendere una decisione importante, individuare il secchione della classe, per sederti vicino a lui e copiare ad hoc. In particolare ti colpiscono due compagni: il primo è basso, capelli castani, occhiali blu, già con i libri in mano per iniziare la lezione. Il secondo ad attirare la tua attenzione di copiatore professionista, è un ragazzo alto, magro con i capelli rasati ai lati, ha molti anelli e ciondoli, sta masticando un chewing gum. Per avere la sufficienza a chi dovrai affiancarti nell’ardua impresa? Scrivetelo nei commenti!

Flebile voce


Covid e giovani: perché non vaccinare anche i ragazzi?

Foto di Min An da Pexels

Qualche giorno fa ho letto un articolo sul Corriere della Sera che mi ha fatto molto riflettere. L’articolo lancia un’ appello a tutto il paese, chiamato “paese dai capelli bianchi”, che deve ascoltare un’ altro mondo che si distacca, quello dei più giovani che sono costretti, in questo difficilissimo periodo a stare chiusi in una stanza con un solo mezzo con cui comunicare con il mondo esterno, la tecnologia; aggiungo che in questa chiusura forzata in cui siamo distanti dall’esterno in realtà con i telefoni, tablet e mezzi multimediali siamo connessi costantemente con gli altri, viaggiando anche dall’altra parte del mondo, questo mondo fatto di messaggi, foto, video e molto altro è talvolta più pericoloso e reale del mondo al di fuori dello schermo, come un bosco fitto e insidioso ( su questo argomento vorrei portare più avanti un articolo apposito: ditemi cosa ne pensate). Lo scritto sottolinea i nomi con cui veniamo definiti come untori o nullafacenti e molte altre denominazioni dispregiative.

Ci chiediamo perché si sentono all’ordine del giorno casi di autolesionismo fino al suicidio. Queste azioni avvengono per il disagio della mancata socializzazione con i coetanei e invece la costrizione ad una convivenza forzata con la famiglia che molto spesso diventa dolorosa e triste. A questo proposito il Corriere pone una domanda: perché non vaccinare anche i ragazzi? Così da disinnescare molte bombe che stanno per scoppiare. La domanda non trova risposta nell’articolo.

Sicuramente noi ragazzi non stiamo passando un bel periodo senza la possibilità di vivere il periodo più stimolante e divertente della vita: quello del gruppo di amici e del Sabato sera in festa. Si sa che i problemi grandi non hanno mai una soluzione semplice.

I giovani sono il futuro del paese e devono essere tutelati, ascoltateci!

Occhio alla faccia!


Espressioni facciali: inganni e insidie

Una cosa accomuna tutte le civiltà, le espressioni facciali. Paul Ekman, psicologo statunitense svolse un’ esperimento andando in Nuova Guinea dove chiese ad un abitante di un villaggio completamente isolato, quale fosse la sua faccia in varie situazioni per esempio se fossero venuti i suoi amici o se suo figlio fosse appena morto. Quell’uomo fece le stesse espressioni comuni a tutti gli uomini della terra. Questo dimostrò che le emozioni sono universali come le espressioni facciali corrispondenti.

Ogni parte del mondo ha delle sue tradizioni, l’America con la mania del gigante oppure i giapponesi con le bacchette. Pensate che in certe culture addirittura ruttare dopo un pasto è segno di apprezzamento mentre da noi è un atto disdicevole. Ma, nonostante queste differenze culturali, le emozioni traspaiono dal viso nello stesso modo in ogni essere umano sulla terra.

Possiamo usare a nostro vantaggio questi elementi nella comunicazione. È già, anche questo fa parte della comunicazione. Pratico da molti anni MMA, capisco quando qualcuno sta perdendo la testa per l’adrenalina, dal suo volto, dalla sua espressione. Se improvvisamente aggrotta la fronte e i suoi occhi si agitano come i “cavalli bizzarri” di Fra Cristoforo, capisco che quello è il momento giusto per sferrare un attacco e cercare il vantaggio.

Le espressioni possono però anche ingannare, capire se la persona a cui stai davanti sta assumendo una composizione facciale perché vuole farti attaccare o perché in generale il suo scopo è l’inganno, non è semplice, soprattutto se è una ragazza carina che ti addolcisce solo per farti abbassare la guardia e confonderti.

Le espressioni facciali sono un’ arma a doppio taglio, ci permettono di anticipare le mosse dell’avversario o capire in generale le emozioni di chi ci sta di fronte; ma non dobbiamo mai abbassare la guardia, perché è facile cadere in inganni di cui ci potremmo pentire se l’altro usa in modo ingannevole false espressioni.

Ditemi cosa ne pensate nei commenti, pensate di essere al sicuro da inganni di questo genere? Sapreste riconoscerli? Scrivetelo nei commenti.

Comunicare è vita!


La comunicazione interpersonale

La comunicazione è l’insieme di tutte le relazioni con le altre persone, con cui si scambiano informazioni di qualunque tipo. Ogni volta che noi comunichiamo con altre persone trasmettiamo e raccogliamo informazioni.

PERCHÉ È IMPORTANTE COMUNICARE?

Comunicare è essenziale per esprimere emozioni, pensieri o richieste, non si può non comunicare ma, anche se si potesse evitare di farlo, nessuno credo lo farebbe, perché sarebbe tagliato fuori da ogni conversazione e da ogni cosa, perché comunicare è vita. Bisogna stare attenti però a cosa si vuol comunicare, non dobbiamo ledere le altre persone, non ci si può rimangiare quello che hai comunicato.

COSA SERVE COMUNICARE

La comunicazione serve a trasmettere informazioni ed emozioni. Non deve essere per forza verbale anzi, molto spesso, si comunica con i gesti, con dei segnali del nostro corpo, con le espressioni facciali ma, per esempio, si può trasmettere qualcosa anche attraverso gli abbracci o le strette di mano.

È impossibile non comunicare. Noi studenti infatti comunichiamo sempre qualcosa ai professori e ai compagni. E, la maggior parte delle volte, lo facciamo in silenzio, è infatti impossibile non trasmettere sempre qualcosa. Il silenzio potrebbe voler comunicare (volontariamente o involontariamente) noia, ma anche interesse o concentrazione.

SCOPO DELLA COMUNICAZIONE

Ci sono sempre degli scopi quando si comunica i più frequenti sono:

  • Informativo: l’insegnante che spiega agli alunni un argomento.
  • Emotivo: serve a stimolare l’empatia dell’altro verso di noi: oggi sono molto felice
  • Persuasivo: la propaganda elettorale

Perché comunichi? Tienilo sempre a mente come obbiettivo e, in relazione a questo, trova il metodo giusto. Se sei insieme ai tuoi amici e li devi convincere che la prof di matematica è meglio dell’insegnante di Italiano, devi utilizzare uno stile persuasivo. Se invece ti trovi a dover esporre un argomento complicato ad un’interrogazione, il tuo fine sarà prendere un bel voto, quindi dovrai utilizzare uno stile informativo per mostrare ciò che sai. Ma non tralasciare lo stile emotivo per entrare in empatia con l’insegnante e dimostrargli quanto ti interessa la sua materia, e magari utilizza lo stile persuasivo per spuntare una valutazione più alta!

Invidia in classe


Giotto, Invidia, Cappella degli Scrovegni

Siamo invidiosi a scuola?

Di recente ho visto un video di Marco Montemagno che trattava l’invidia. Mi ha colpito e ho deciso di farci un articolo.

Lui dice che l’invidia ti fa porre l’attenzione sull’altro e non ti fa concentrare sul migliorare te stesso. Di conseguenza se ti fai vincere dai sentimenti di invidia verso l’altro, non migliori, anzi dimostri a te e agli altri di essere ignorante.

Questo è vero, se durante un’ interrogazione siamo invidiosi del compagno più bravo di noi, e pensiamo solo a sfavorirlo, magari non facendolo rispondere o sminuendo le sue risposte, non alzeremo di certo il nostro voto.

Anche se alle volte non possiamo fare a meno di cadere nell’invidia, dobbiamo sapere che non gioverà a nostro favore. L’invidia è, a lungo termine, una strategia perdente. Quindi cerchiamo di riconoscerla in noi stessi e pensiamo a migliorarci piuttosto che a invidiare gli altri sia nella scuola che fuori.

Quando le parole non servono


Hai mai pensato di avvantaggiarti della comunicazione non verbale a scuola?

Quando le parole non servono. 
segnali per comunicare
Photo by Ana Bregantin from Pexels

Secondo studi recenti, nella comunicazione le parole hanno un peso inferiore al 10%, quindi il restante è comunicazione non verbale.

Vediamo alcuni esempi di questa:

  • Intonazione, forza vocale, velocità. Quindi segnali trasmessi nel parlato.
  • Pause, colpi di tosse, esitazioni, sospiri. Segnali sonori senza musicalità.
  • Si capiscono molte cose attraverso l’aspetto esteriore di una persona (vestiario, tatuaggi, etc…).
  • L’ uso dello spazio, ossia alla distanza a cui un soggetto si pone; soprattutto fa capire la confidenza che si ha dell’altro. Più vicino è sinonimo di molta confidenza invece molta distanza, al contrario, fa percepire poca confidenza.
  • La postura, rilassata o tesa, è un indice importante.
  • Molto significative sono le espressioni facciali come le smorfie o i sorrisi.
  • Anche i gesti con le mani hanno effetto sulla comunicazione.

In classe, ogni movimento, ogni espressione o gesto, trasmette inevitabilmente qualcosa. Quindi perché non farlo nel modo più produttivo possibile?

Per esempio durante un’ interrogazione è meglio parlare con calma piuttosto che parlare veloce. Esporre un argomento con rapidità, da l’impressione di insicurezza, al contrario un’esposizione calma e rilassata da trasmette sicurezza. Parlando più lentamente rendiamo più comprensibile il messaggio e diamo più tempo a noi stessi per elaborare il discorso.

La comunicazione non verbale è uno strumento potente. Per creare un ambiente più sereno in classe, a volte basta poco.

Sorridiamo ai compagni anche se vorremmo essere da un’altra parte. Loro faranno altrettanto e passeremo insieme una mattinata più piacevole.

Chi meglio di me può sapere di chi sono io?


Ovvero Pirandello e la storia di Giovanni che guarda dalla finestra.

Chi meglio di me può sapere di chi sono io? Ovvero Pirandello e la storia di Giovanni che guarda dalla finestra.
Photo by mohammad hosein MOSAYEBI from Pexels

Giovanni vive in un palazzo, lui guarda ogni giorno dalla finestra e ammira gli altri palazzi pensando: “che magnifici palazzi, anche il mio sarà così splendido”. 

Un giorno però gli venne una domanda: “come si vede il mio palazzo dall’esterno?”. Allora affacciandosi alla finestra, chiese ad un passante cosa pensasse del suo palazzo, l’uomo rispose che era un palazzo vecchio, brutto e poco accogliente. Non contento Giovanni chiese ad un’altra persona che passava di lì, gli rispose che viveva in un magnifico palazzo, vecchio sì, ma con un valore inestimabile. Giovanni chiese a dieci persone in quella giornata, ognuna con un pensiero diverso riguardo al suo palazzo. 

Giovanni non seppe più cosa pensare. 

Il palazzo è la nostra persona, e ognuno la vede diversamente. 

Pensiamo al titolo dell’opera di Pirandello “Uno, nessuno e centomila”. Noi siamo uno, ovvero come vediamo noi stessi, siamo nessuno, che è quello che alla fine siamo, e centomila, ossia l’immagine che gli altri hanno di noi, ognuno appunto ha un pensiero diverso. 

Quindi, nessuno sa chi siamo in realtà, nemmeno noi stessi. 

Suggerimenti per uno studio più efficiente


Suggerimenti per uno studio più efficiente
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Sei mai arrivato alla fine della giornata e hai ancora compiti da fare o materie da studiare? Hai passato tutto il giorno a studiare ma sei riuscito a malapena a finire solo una materia?

Forse non hai pianificato in anticipo quanto tempo dedicare a ciascun argomento.

Dividi il tempo a disposizione in moduli temporali uguali che corrispondono al tuo massimo periodo di concentrazione. Attribuisci a ciascun modulo un obiettivo ragionevole in modo da poterlo raggiungere con facilità. Aggiungi un modulo dopo l’altro in modo da esaurire tutti i compiti della giornata. La durata della concentrazione varia da persona a persona. Trova la tua durata ideale.

Devi fare una piccola pausa per riposarti tra un modulo e l’altro. Stabilisci quanti minuti deve durare ciascuna interruzione.

Per iniziare prova ad usare questo sistema:
Imposta un timer di 25 minuti, in questo tempo niente e nessuno ti dovrà alzare dalla sedia. Allo scadere del tempo imposta un secondo timer di 5 minuti in cui potrai fare quello che vuoi. Soprattutto all’inizio, non devi porti obiettivi troppo ambiziosi ma sii inflessibile.

Da dove comincio? Se tu avessi solo un’ ora da dedicare allo studio, quale materia affronteresti? Quella è la materia da cui iniziare.

Sai qual’è la maggiore fonte di distrazione quando si studia?

È il telefono, te lo devo dire, chiudilo a chiave in un cassetto nell’altra stanza, ingoia la chiave e mettici tua nonna a guardia, perché in quei famosi 25 minuti devi scordarti che tale oggetto sia mai stato inventato.

Come superare le interrogazioni


Serve studiare per prendere un bel voto?

Girl with chalkboard on Picspree

Ovviamente è indispensabile studiare ma non basta sapere tutto per superare bene un’interrogazione.

Mi è capitato a volte di andare ad un’interrogazione pensando di sapere perfettamente l’argomento, ma poi prendo un brutto voto perché al professore non è piaciuta la mia esposizione. Penso sia capitato a molti di voi. Allora mi sono chiesto, cos’è che davvero conta ad un’interrogazione?

Perché alla fine quello che davvero conta non è quello che sai, ma è quello che dimostri di sapere, cioè la tua esposizione.

Sicuramente per andare bene in un esposizione orale è importate, se si ha studiato, essere molto sicuri di quello che si sa.

Bisogna sempre cercare di seguire un nostro filo logico, anche se non è sempre possibile perché spesso gli insegnanti ti interrompono, ma tentar non nuoce.

Prepararsi in precedenza degli esempi farà capire all’interlocutore che hai compreso a fondo l’argomento.

Spesso ci confondiamo le idee con i paroloni del libro, alle volte va bene, ma anche dire le cose con parole nostre non è affatto sbagliato. Non sbagli se mantieni le cose semplici. Io immagino sempre che chi mi sta davanti non sappia nulla sull’argomento.

Mantieni il contatto visivo, per non sembrare insicuro o in cerca di suggerimenti. Guarda la fronte, se non vuoi fissare gli occhi in movimento.

Trasmetti sicurezza attraverso la postura: schiena dritta e testa alta, muoviti ogni volta che cambi argomento e prova a scaricare la tensione mettendo le mani sul tavolo, scaricandoci il peso.

Non gesticolare troppo o giochicchiare con oggetti, trasmette insicurezza, tensione e in più distrae molto le persone che hai di fronte. Trova la giusta via di mezzo ne troppo ne troppo poco (può essere utile ad enfatizzare il discorso).

Importante è anche la posizione delle mani, non metterti con le mani in tasca o conserte, sono segni che non hai confidenza con l’argomento.

Respira profondamente, la tua voce non tremerà. Non provare a dire una frase senza respirare. Per ultimo modula il tono della voce, così da non far addormentare chi ti sta ascoltando.

Siete d’accordo con i mie consigli? Li userete?