Ascolto, fondamentale per l’insegnamento dell’inglese


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Di recente mi sono chiesto: riuscirò alla fine degli studi a sostenere una conversazione in lingua inglese, senza dover chiedere a chi mi sta davanti di ripetere cosa ha appena detto? Credo di no, come molti di voi.

Noi studenti non ci troviamo molto bene a studiare sulla base del solo libro di testo, perché così ci concentriamo troppo sulla grammatica, sulla scrittura e sulla lettura. Così facendo arriveremo a saper produrre (abbastanza bene) testi scritti, ma non sapremo mettere insieme un discorso. La soluzione sarebbe di dare molta più importanza all’ascolto.

Prima di tutto il listening è utile ad avere la capacità di comprensione globale. Con l’ascolto si impara a distinguere ciò che “suona bene” da ciò che “suona male”. Altro fondamentale vantaggio è che lo studente si sforza di riprodurre il suono sentito, acquisendo così anche la pronuncia e l’intonazione. Quindi aiuta ad evitare la traduzione letterale, così nociva all’apprendimento di una lingua.

In definitiva, per fare sì che la lingua venga interiorizzata in modo spontaneo è essenziale l’ascolto guidato. Inoltre lo studente per raggiungere un qualche risultato, dovrebbe imparare l’inglese in modo divertente o comunque interessante e non in modo stressante e noioso.
Tu cosa ne pensi? Come miglioreresti l’insegnamento dell’inglese a scuola? Lascia un commento qui sotto.

Perché a noi studenti non piace la scuola


È noto che a noi studenti non va giù di stare in una stanza per cinque o sei ore al giorno a sentire delle persone che ci parlano da una cattedra. Ma perché?

Sicuramente per noi diventa molto ripetitivo e sicuramente poco divertente, è questa la prima cosa per cui noi non amiamo la scuola. Ridere e scherzare ogni tanto alleggerirebbe le ore, però non dobbiamo sorridere solo noi ma anche il docente, che non deve fare sempre la parte del guardiano.

Per non rendere monotone le lezioni un altro metodo sarebbe cercare sempre metodi alternativi per spiegare e per far apprendere. Ad esempio: se è una bella giornata, uno studio all’aperto sarebbe apprezzato. Anche gite (anche se non lunghe) sono ben accette.

Abbiamo a nostra disposizione uno strumento molto utile che è la tecnologia, che ormai è parte della vita di tutti, sfruttiamola: computer, LIM, proiettore e perché no, anche i telefoni.

A parere mio poi i protagonisti in classe non dovrebbero essere tanto i docenti quanto dovremmo essere noi studenti al centro della lezione. Gli insegnanti non devono relegarci un ruolo passivo, ma cercare di renderci un elemento fondamentale per la riuscita della lezione.

Quindi largo all’immaginazione prof, per farci piacere di più la scuola e l’insegnamento.

E voi, studenti, ex studenti o insegnanti, come la pensate? Fatemelo sapere nei commenti.

Sbagliare è umano


Carlo Rubbia: “L’esperto è colui il quale ha commesso tutti gli errori”.

Sbagliare è umano

Pochi giorni fa, pensando a questa frase, ho rivisto un interessante video del 2014 di Luca Mazzucchelli “Paura di sbagliare” e ho pensato che molti miei coetanei hanno paura di sbagliare.

A scuola purtroppo ci insegnano “la cultura del fallimento”, per cui è visto come un tabù tentare di fare cose nuove, perché c’è sempre qualcuno a giudicarci. La scuola secondo me è troppo impostata per premiare chi fa le cose giuste e giudicare insufficiente quelli che sbagliano. Noi studenti viviamo quindi l’errore con sempre maggiore ansia.

In America, per esempio, la mentalità è un po’ diversa e c’è un modo di dire molto interessante: “fail fast” ossia “sbaglia in fretta”.

Per noi studenti (come in molti altri campi) la via più rapida per imparare è sbagliare. A tal proposito mi sento di citare una frase celebre di Thomas Edison (l’inventore delle lampadine):

” Io non ho fallito 2000 volte. Ho solo trovato 1999 modi per non costruire una lampadina”.

Non bisogna quindi prendere l’insuccesso come un fallimento ma come un prezioso insegnamento su cosa non ripetere più.

Commettendo errori prendiamo atto dei nostri limiti, così da poterli superare. Lo studente deve essere libero di commettere errori così da capire più a fondo se stesso per migliorarsi. Non dimentichiamoci che “errore” viene dal latino “errare” cioè andare di qua e di là senza una direzione precisa. Come possiamo trovare nuove strade se non errando?

La gerarchia dei bisogni degli adolescenti a scuola


bisogni degli adolescenti a scuola

Di cosa ha bisogno uno studente per sopravvivere alla scuola.

Appartenenza, stima, sicurezza. Sono tre i bisogni fondamentali che l’adolescente di oggi ha necessità di soddisfare.

Sentirsi parte di un gruppo classe e di un gruppo di amici. I legami con i propri coetanei sono fondamentali, per studiare in compagnia così da alleggerire il carico di sforzo se lo studio è alternato da qualche battuta o pettegolezzo (soprattutto per le femmine ), le amicizie servono inoltre a divertirsi il fine settimana dopo una settimana stressante.

Essere stimati dai professori e avere l’appoggio dei famigliari è fondamentale per andare avanti.

Essere sicuri di se stessi è essenziale se si vuole giungere all’autorealizzazione.